Sant’Agostino risana gli sciancati

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Autore

Jacopo Robusti, detto Tintoretto.

Periodo

(Venezia 1518 - 1594).

 


È la luce l’indiscussa protagonista di questa grande pala, un tempo collocata nella cappella Godi (poi Porto Godi) nella vicentina chiesa di San Michele, dedicata a sant’Agostino e distrutta nel 1812.

Tintoretto sceglie di raffigurare, in quest’opera, un episodio della vita del santo tratto da un passo poco conosciuto della Legenda Aurea.

 Nella parte superiore dell’ opera Sant’Agostino, rappresentato con la mitra e il pastorale - attributi riferiti alla sua carica di vescovo -, appare, scendendo improvvisamente dal cielo avvolto dalle nuvole, ad una folla di sciancati sottostante che, piegati a terra e prostrati dal peso della malattia, attendono la miracolosa guarigione.

 Le figure pesanti e corporee dei malati e dei mendicanti assistono al prodigioso evento quasi abbagliate dalla luce intensa e innaturale emanata da una vorticosa nube che, avvolgendo il santo, diviene quasi un tutt’uno con il suo manto purpureo.

Allontanandosi verso lo sfondo al centro dell’opera, chiuso con sapienza teatrale dalla facciata di un inconsistente edificio religioso, i corpi dei malati, contorti dalla fatica e dalla sofferenza, divengono sempre più diafani e impalpabili proprio per effetto della potente luce, che rende sfuocata la percezione visiva.

Il giovane artista - a queste date circa trentenne - riesce dunque a creare, dipingendo quasi a monocromo con qualche velatura di colore, un’opera che si rivela essere una delle più felici rappresentazioni del “senso drammatico della luce nella pittura veneta, in una ricerca di effetti e colori nuovi” (Villa).