Il chiromante

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Autore

Pietro Della Vecchia.

Periodo

(Vicenza ? 1602/1603 - Venezia 1678).

 

Al centro dell’ opera Un vecchio indovino, attorniato da alcuni stravaganti personaggi, legge la mano del soldato sulla sua destra.

Il responso genera stupore e sconcerto nei suoi compagni di ventura posti a sinistra alle spalle dell’ indovino, e sgomento nei due anziani sulla destra, timore e allarme negli occhi dello sventurato armigero.

 Il chiromante consulta uno dei quattro pesanti volumi posati sul suo tavolo e una pergamena posta al centro dell’ opera, srotolata verso lo spettatore, in cui compaiono un versetto, scritto in ebraico e in latino, ricavato dal Libro di Giobbe (37, 7: “Sulla mano di ognuno pone un sigillo, perché tutti riconoscano la sua opera”) e una serie di palme di mano affiancate, probabilmente, da segni cabalistici. La sentenza è chiara: il destino voluto da Dio è scritto nelle mani di ciascun uomo.

Il dipinto, realizzato presumibilmente poco dopo il 1650, è uno dei capolavori di Pietro della Vecchia. Si tratta di un’opera enigmatica e, allo stesso tempo, grottesca e bizzarra, uscita dai pennelli di un artista eclettico e colto, influenzato, da un lato, dalla pittura dei “tenebrosi” caravaggeschi, dall’altro dalla grande tradizione artistica del Cinquecento veneto: Tiziano, Romanino, Dosso e in particolare Giorgione di cui Vecchia fu un abile falsificatore.

La tela affronta quindi un tema filosofico-esistenziale in tono ironico, facendo riferimento alla cabala e alla magia e mostrando alcuni dei personaggi che più frequentemente ricorrono nella pittura dell’artista: guerrieri, paggi con cappelli piumati e coppie di amanti.

Il dipinto giunse in Museo nel 1834, insieme alle altre opere d’arte appartenenti alla collezione che il nobile vicentino Carlo Vicentini Dal Giglio lasciò alla Pinacoteca della sua città.